Il nuovo spot della Calzedonia
Rieccomi qui dopo alcuni mesi d’ assenza…
Il motivo che mi ha riportato a pubblicare un post? Semplicissimo! Ricordate l’articolo in cui criticavo lo spot della Calzedonia che terminava la sua reclame con “speriamo che sia femmina” ? Bene…mi ritrovo a mettere in discussione un ulteriore spot della medesima azienda, più precisamente l’ultimo che tutti voi potete vedere in onda dall’11 Ottobre!
Per chi non l’avesse ancora visto vi propongo il video…
Ammetto di aver provato delusione e stupore di fronte ad uno spot del genere. Sarei curiosa di sapere cosa ha spinto la mente creativa che si nasconde dietro questa pubblicità a scegliere una rivisitazione femminista dell’inno d’Italia come colonna sonora. L’Inno nazionale della Repubblica Italiana fa parte della nostra storia…rivisitarlo a scopi commerciali credo sia poco rispettoso.
A pensarla così non sono di certo l’unica, ma è possibile trovare anche voci favorevoli…leggete qui.
L’azienda si difende sostenendo che la scelta è stata dettata dalla volontà di rendere omaggio a tutte le donne attraverso un’interpretazione al femminile dell’Inno di Mameli, connotando le parole Italia e Vittoria come nomi propri di donna. Mah!
Anche la legge sembra difendere lo spot, a quanto pare non c’è niente di illegale dietro questa pubblicità.
Proprio oggi all’ Arena di Massimo Giletti c’è stato un confronto riguardo lo spot citato. Purtroppo non ho potuto seguire la puntata, ma attraverso un post trovato in rete ho ottenuto un resoconto della discussione e ve lo propongo qui.
Alcuni anziani lo definiscono un insulto all’Italia! Voi cosa ne pensate?
Donne sottovalutate anche nell’ambito universitario!

Un esempio lampante di pubblicità che si adegua ai tempi! Si tratta della nuova campagna per le immatricolazioni nelle sedi romagnole dell’Università di Bologna.
Vogliamo continuare a ricordare come sono e si fanno trattare le donne sui media italiani? Credo proprio non ne sia necessario, oramai è un discorso che tutti conosciamo!
Non ho neanche voglia di descrivere l’immagine sforzandomi di capire il motivo che abbia portato quella testa di pubblicitario a creare una pubblicità del genere!
Siamo viste così noi donne anche all’interno dell’università? Basta avere un bel corpo e si fa strada anche nel percorso di studi? Lo trovo un insulto senza paragoni, considerando in particolar modo l’impegno che metto in ogni esame che sostengo e lo stress galoppante che mi provoca!
Putroppo è vero, fin troppo spesso mi è capitato di sentire frasi del tipo (logicamente proveniente da ragazzi) : “Tanto si sa…voi ragazze basta che vi truccate un pochettino, vi mettete la scollatura…e l’esame è fatto!!”. Evidentemente questi ragazzi hanno una scarsa considerazione dell’intelletto maschile, problemi loro!
Siamo arrivati a questo tipo di strategia per attirare i giovani a studiare?
Io invito quei giovani che sono stati attirati ad iscriversi all’università dopo la presa visione di questi manifesti (spero nessuno) a sostituire quelle braccia straniere che svolgono i lavori più duri in Italia.
Conferenza sull’immagine della donna nella pubblicità
La sociologa Jean Kilbourne ha tenuto un’interessantissima conferenza sulla rappresentazione della donna nella pubblicità. L’estratto del video presente su you tube propone una riflessione sul ruolo etico dei media nel presentare donne generalmente perfette.
Per la realizzazione di questo articolo vorrei ringraziare la fonte dalla quale ho estrapolato il materiale.
L’annullamento del corpo
L’immagine della donna nella pubblicità muta a seconda del discorso sociale. Difatti si è passati da rappresentazioni di rigide istanze normative in cui riportare la famiglia, la religione e le istituzioni, al completo sfaldamento di queste. Ciò che oggi si cerca incessantemente è l’oggetto da godere.
Il corpo ideale pretende in un certo qual modo di essere universale, un non-corpo in cui il maschile e il femminile si fondono lasciando spazio soltanto alla rappresentazione di forza e sicurezza. L’annullamento del corpo si ha anche attraverso la frammentazione di esso, non mostrandolo nella sua interezza comunicativa ma mettendone in evidenza le singole parti: bocca, seno, glutei, gambe.
“Se l’ Altro sociale chiede alla donna di ritagliarsi, di ordinarsi tutta nel metro dello scambio della norma maschile, essa è costretta a sacrificare la sua sovrabbondanza vale a dire quel supplemento che rappresenta la sua differenza di genere” Il linguaggio del corpo nella pubblicità, Melita Rosenholz.
La donna viene automaticamente congelata in un’immagine di perfezione ideale, venendo privata della sua specificità. Questo annullamento non coinvolge solo la donna ma anche il prodotto pubblicizzato con la figura umana. Infatti corpo e merce si fondono non permettendo una distinzione fra soggetto e oggetto. Il corpo ha valore solo se visto in relazione all’oggetto. E’ proprio per questo motivo che è fondamentale nella comunicazione pubblicitaria che l’essere umano, attraverso la lettura dell’immagine, si fondi con l’oggetto desiderato.
Un chiaro esempio di frammentazione del corpo è il seguente:

I glutei sono associati ad un aspiratore di umidità. Il corpo si fonde con l’oggetto. Non sapremo mai nulla sulla donna che ha mostrato i glutei per tale pubblicità, la sua identità resterà anonima.
La donna raffinata
La caratteristica che contraddistingue questo modello di donna è l’eleganza curata nei minimi particolari. Si tratta generalmente di una donna “nobile” e anche un pò snob che appare spesso nelle pubblicità di gioielli.

Nelle pubblicità che vi propongo la donna scelta come testimonial deve essere necessariamente raffinata, dato che la tipologia del gioiello è apprezzato generalmente da donne mature, dal gusto ricercato e singolare.

La donna preoccupata dell’aspetto fisico
Le pubblicità che vedono protagonista questo tipo di donna riguardano generalmente prodotti di bellezza, in cui la bodycopy illustra ed esalta le potenzialità del prodotto.

Tutti sanno quanto la donna sia attenta al suo mantenimento, specialmente in una società come quella attuale in cui l’apparenza conta.

Generalmente questo tipo di donna sfocia nel narcisismo, mostrandosi vanitosa e preoccupata esclusivamente alla cura del suo corpo. Essa trae il suo valore direttamente dal suo aspetto fisico.

Pubblicità votate come offensive dalla Guard Dogs

Lo slogan della seguente pubblicità è: “In offerta speciale”. E’ stata votata come la pubblicità più offensiva d’Europa dall’Associazione femminista Guard Dogs.
Cosa si vende? Una parte del corpo femminile molto amata dall’uomo.
Cosa si vuole pubblicizzare? La marca di slip indossati dalla ragazza, anche se in realtà di quest’ultima non si vede nient’altro quindi si da per scontato sia una ragazza. Potrebbe anche trattarsi semplicemente di un’immagine creata completamente al pc.
Secondo le donne di questa associazione tale pubblicità rappresenterebbe un incentivo alla prostituzione a alla pornografia.
Non da meno la seguente pubblicità della Lavazza:

Appare molto indatta la scelta di pubblicizzare una marca di caffè utilizzando una donna seminuda volta a rappresentare la lupa, nello scenario in cui si colloca tale immagine, ossia nel colosseo, simbolo indiscusso della capitale italiana.
Per non parlare dell’ultima immagine messa sotto accusa:

Un utilizzo spropositato del nudo. Credo che in queste pubblicità sia poca la logica utilizzata.
La donna confezionata

Trovo che sia un’immagine STUPENDA e molto SIGNIFICATIVA.
Per stupenda intendo che si rende perfettamente l’idea di come sia effettivamente trattata la donna e il suo corpo nei media. Un oggetto in vendita, un corpo svuotato completamente di quella che è l’essenza profonda della persona. Un oggetto che può essere usato come meglio si crede: per una sfilata, per la televisione, per la pubblicità.
Significativa perchè permette di riflettere sul ruolo attuale della donna. Una donna “sfruttata” e letteralmente buttata nel mondo dei media come fosse un burattino. Io mi auguro fortemente che le donne dello schermo siano delle grandi attrici e vivano una realtà parallela, ben distante dalla loro reale esistenza vissuta fuori onda.
Men’s magazine Chè

Molto strano che venga usata un’immagine del genere per pubblicizzare una rivista Belga rivolta a soli uomini, non credete?
Torino contro la strumentalizzazione della donna nella pubblicità
2007 – Anno Europeo delle Pari Opportunità
Passeggiando per le strade del centro o, in autobus, per le vie della periferia, ti è capitato di vedere un cartellone pubblicitario non di tuo gradimento? In particolare, lesivo nei confronti dell’immagine femminile? Ora puoi segnalarlo! Infatti il Comune di Torino, con la partecipazione di GTT e l’Agenzia Orange, ha iniziato una battaglia contro quelle immagini che macchiano la dignità della donna. In occasione del “2007, Anno Europeo delle Pari Opportunità”, si tenta di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tipo di discrimazione difficile da estirpare. Le segnalazioni si possono fare via internet scrivendo all’inidirzzo di posta elettronica: presidente.pariopportunita@comune.torino.it o via fax al numero 011 4422633.
Navigando in rete ho avuto la fortuna di leggere questo articolo molto interessante. Ammirevole l’iniziativa del comune di Torino che finalmente permette a noi donne di passare da oggetti delle pubblicità a SOGGETTI attivi e con la possibilità di dire la nostra di fronte ad immagini che urtano la nostra sensibilità. Peccato si tratti di un’iniziativa di così ristretto raggio, spero solo serva da esempio per il resto dei paesi, stimolandoli a prendere una decisione così saggia. La speranza è anche quella di essere realmente ascoltate, che non si tratti insomma di un’iniziativa “tutto fumo e niente arrosto”, che le e-mail siano realmente lette e si discuta a tavolino sui provvedimenti da prendere.
“Troppo spesso rappresentazioni volgari, strumentali e oltraggiose nei confronti dell’universo femminile vengono utilizzate per colpire l’opinione pubblica e i consumatori; i ruoli rappresentati dalle donne nelle pubblicità propongono ossessivamente modelli stereotipati e dettati da pregiudizi.”
Il Comune di Torino si sta impegnando seriamente su questo fronte collaborando con l’Istituto di Autodisciplina, promuovendo anche una campagna sull’uso strumentale della donna in pubblicità:
”Svendi il mio corpo? Tieniti i tuoi prodotti“
E’ stata anche realizzata una mostra in cui sono state riportate 40 anni di pubblicità vista dal Giurì – campagne valutate, sospese, ritirate.




