L’Italia non è la sola a preoccuparsi di quanto sia negativa, in alcuni casi, l’immagine della donna che viene diffusa dalla pubblicità e dai media in generale. In America, infatti, proprio oggi è stato mandata in onda l’anteprima del documentario Miss Representation su OWN: Oprah Winfrey Network.
Si tratta di un film scritto, diretto e prodotto da Jennifer Siebel Newsom, che ha debuttato al Sundance Film Festival 2011, che mostra il concetto di donna venduto ai giovani americani. Una donna il cui valore è racchiuso nella sua gioventù, bellezza e sessualità.
Lo scopo di Miss Representation è quello di offrire una call-to-action campaign, che cerca di far prendere coscienza alle ragazze del loro reale ruolo, spingendole ad abbattere le etichette entro le quali sono prigioniere. C’è una forte volontà di sradicare gli stereotipi, cercando di lottare per un cambiamento culturale e sociologico.
“Women and girls are constantly objectified and hyper-sexualized on television. The Sexy or Sexism? Campaign will monitor the major television network’s this fall, raise awareness and provide opportunities for honest and open conversation. How the media defines sexy doesn’t always line-up with how women or men actually feel. We have to change the conversation.”
Il team che ha dato luogo a questa interessante iniziativa incoraggia gli utenti ad agire, perché insieme è possibile portare un cambiamento. Come?
- Le donne e le ragazze stanno usando i social media per diffondere le loro storie personali
- Le scuole stanno usando il Miss Representation‘s Curriculum per educare i giovani alla cultura dei media, attivandoli verso il cambiamento
- Le comunità stanno proponendo discussioni a riguardo in modo da favorire una maggiore sensibilità nei confronti della tematica
- I consumatori stanno usando le loro forze col fine ultimo di cogliere solo ciò che c’è di positivo nei media e nella pubblicità e non gli aspetti negativi.
Non mi trovavo in un Night Club, ma ad una festa di paese.
“Lu vurgu fa cantina”, a Francavilla d’Ete nelle Marche, ha festeggiato così la sua undicesima edizione tra musica e piatti tipici locali.
“Lu Vurgu fa Cantina” nasce nel settembre del 2001, quando un gruppo di ragazzi decide di organizzare una festa del vino in una via di Francavilla da sempre chiamata “lu vurgu” e cioè “il borgo”. Questa via era stata sempre molto frequentata soprattutto da giovani e bambini fino alla fine degli anni Settanta per poi cadere inesorabilmente nell’abbandono. Proprio con l’idea di ridare vita alla via, si è deciso di organizzarvi la festa, nata dalla spontaneità di quanti hanno voluto contribuire legati dall’affetto e dal senso di appartenenza al paese. Fonte
Ottimo target a cui indirizzare lo spettacolo di lap dance!
Scene di padri che scattavano foto da sotto il palo con in braccio i figli, madri che a quanto pare permettevano tutto ciò come fosse solo un gioco… per me non lo è poi così tanto!
L’apice si è raggiunto quando è partito l’Inno d’Italia. Solo inizialmente il balletto si è fermato…per poi riprendere inesorabilmente! Ecco qua i ricordi di una sagra di paese…
Amanti della pelle liscia come il culetto di un bambino? Se il vostro trucco è photoshop fate attenzione!
La parlamentare liberaldemocratica Jo Swinson, che da sempre si oppone alle pubblicità che ingannano i consumatori perché propongono modelli irraggiungibili e non veritieri, ha fatto ritirare gli spot della Lancome e della Maybelline diffusi in Inghilterra.
La Advertising Standard Authority ha accolto la critica mossa dalla deputata, vietando le immagini dell’attrice Julia Roberts e della modella Christy Turlington.
Il primo spot vede una bellissima Julia Roberts, volto di Lancôme, pubblicizzare un fondotinta presentato come «creatore naturale di luce» e che promette «di ricreare l’effetto di una pelle perfetta». Nel secondo invece, la quarantaduenne Christy Turlington promuove un cosmetico antinvecchiamento della marca Maybelline. Per dimostrare gli effetti del prodotto, solo alcune parti del viso della supermodella sono coperte dal fondotinta, mentre le altre sono mostrate al naturale. Lo slogan è chiaro: «Copre le occhiaie e le piccole rughe e aiuta a nascondere le zampe di galline come se queste non esistessero più. Ecco la perfezione dell’apparire perfetta». Secondo la denuncia presentata dalla deputata trentunenne entrambe le pubblicità, promosse sulle più importanti riviste britanniche, sono state ritoccate con Photoshop e non rappresentano «i risultati che i prodotti realmente riescono a raggiungere». Fonte
L’Oréal cerca di discolparsi sostenendo di aver ritoccato le foto digitalmente, ma solo per “schiarire la pelle, per pulire il trucco, per ridurre le ombre attorno agli occhi, per ammorbidire le labbra e per scurire le sopracciglia delle due star“.
Photoshop è da sempre un mezzo utilizzato dai pubblicitari di qualsiasi agenzia con lo scopo di rendere perfetta l’immagine, più accattivante e “vendibile”. C’è del giusto in tutto ciò considerando che la pubblicità tenta anche di regalare un sogno, in questo caso di una pelle più luminosa e ringiovanita. Che si sia verificato un abuso nel caso specifico riportato?
”La morte è la cessazione di quelle funzioni biologiche che definiscono gli organismi viventi. Essa si riferisce sia ad un evento specifico sia ad una condizione. Con la morte, termina l’esistenza di un individuo. In ambito biologico la morte (dal latino mors) può essere definita in negativo, come la permanente cessazione di tutte le funzioni vitali dell’essere vivente, cioè dell’organismo vivente; la fine della vita. Ma determinare quando una permanente cessazione di tutte le funzioni vitali sia avvenuta, non è semplice. La definizione si è evoluta nel tempo insieme ai cambiamenti culturali, religiosi e scientifici. La morte viene sempre considerata come un processo: con la locuzione morte biologica ci si riferisce alla conclusione di tale processo in riferimento ad un organismo vivente, ovvero alla dissoluzione dell’organismo stesso.” Wikipedia
No no no state tranquilli, non vi farò un trattato sulla morte! Era solo per fare un’introduzione al tema affrontato dalla pubblicità che voglio presentarvi!
Va bene sdrammatizzare..ironizzare..non vivere questo passaggio come una tragedia, ma come un percorso naturale dell’uomo…ma questa immagine come la giudicate voi?
Questa è solo una delle foto scelte per il calendario “Cofani funebri“! E’ stata subito segnalata da Isabella Rauti, consigliera regionale del Lazio e membro dell’Ufficio di Presidenza, la quale sostiene:
“Ho segnalato al Comitato di Controllo dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (Iap) la pubblicazione del calendario Cofani Funebri 2011, che riportava immagini lesive della dignita’ delle donne, per violazione dell’articolo 10 (Convinzioni morali, civili, religiose e dignita’ della persona) del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e la pubblicita’ e’ stata sospesa. Per promuovere i propri prodotti l’azienda, che si occupa della realizzazione artigianale di cofani funebri e urne cinerarie, si e’ avvalsa di immagini cariche di richiami erotici, raccolte all’interno di un calendario posto in vendita all’interno del proprio sito Internet. Le giovani interpreti infatti sono state fotografate in pose indecenti in sé e del tutto inadeguate in relazione ai prodotti pubblicizzati. L’organo di controllo rileva, inoltre, come il messaggio risulti non solo offensivo della dignita’ della persona, in particolare delle donne ritratte, ma offenda anche la sensibilita’ del pubblico, producendo un’inammissibile profanazione del senso religioso, con specifico riferimento al culto dei defunti, che merita il massimo rispetto.” (Fonte)
Lo IAP ha preso provvedimenti sospendendo la diffusione del calendario. Questa informazione viene comunicata anche all’interno del sito dell’azienda in questione. Clicca qui.
Siete curiosi e volete comunque sbirciare il calendario? Beh la rete nasconde ancora qualche traccia qui e qui.
La TTTLines non si è mai preoccupata di far parlare di se…
Offre senza paure le proprie motivazioni di fronte a certe scelte di visual…
“In un epoca di sovraffollamento dei media, bisogna gridare più forte per farsi sentire. A molti, ha colpito il fatto che l’ideatrice fosse una donna, pensando che la maggior parte della categoria femminile, si potesse offendere per l’utilizzo di questa immagine. Spiegare la mia scelta è facile: i due seni prosperosi, rappresentati nelle fotografie, EVOCANO i due vulcani: il Vesuvio e l’Etna, caratteristici delle regioni che la compagnia di navigazione pubblicizzata collega da anni. I vulcani sono un simbolo della VITA, distruggono e creano. I vulcani sono un’ode alla VITA, perché sono un simulacro di FERTILITA’. Il seno, come il vulcano, nutre ed accompagna l’esistenza. Perciò come donna l’ho ritenuto un accostamento lineare e NATURALE. Il seno femminile è stato omaggiato, perché esaltato nella sua funzione eterna: sostenere ed accompagnare la vita.” Yvonne Fabris (creativa)
Poi si è passati all’uomo…
Se la donna è stata utilizzata…e l’uomo idem…cosa resta su cui puntare??
Ebbene sì.. i trans! Ed eccovi accontentati!
Al passo coi tempi? Provocatoria? A voi la parola! Sta di fatto che farà parlare nuovamente di sé la cara compagnia di navigazione che avrà raggiunto di sicuro una certa fama grazie a queste campagne… maaaa, che tipo di fama??
Chi ha apprezzato l’idea? Ovviamente chi nell’immagine ci si sente, come Vladimir Luxuria, la quale sostiene: “Ancora una volta il mercato della pubblicità sembra essere meno miope di una politica estranea ai cambiamenti della società civile. La pubblicità della compagnia di navigazione usa la figura di una trans e uno slogan divertente, che dissacra le paure e la transfobia e che turberà il sonno dei politici bigotti” (Letto quì)
Yvonne Fabris anche stavolta difende ferocemente la sua creatività: “È, come ogni anno, una campagna diversa, nuova, originale. Una campagna che non ha mai l’intenzione di offendere, ma punta semplicemente sull’ironia. Oggi qualunque discorso, anche politico, passa attraverso il sesso, i trans, le escort. Il compito dei pubblicitari è anche quello di rappresentare ciò che succede nel circuito mediatico“.
Zuccari, azienda specializzata nella produzione di articoli New Age, cosmetici ed integratori alimentari, ma anche oli essenziali, succhi e integratori alimentari a base di Aloe e di Papaya fermentata, cosmetici a base di ingredienti naturali, prodotti erboristici, bevande funzionali in lattina o in bottiglia CAMBIA ROTTA!
No Photoshop – No modelle niente curve / Sì autenticità della donna!
Il prodotto re-code viene pubblicizzato con uno spot che mostra una donna dalle curve generose e naturali!
L’unico “trucco” utilizzato? Sono stati dipinti i fianchi della trentenne con del colore nero per mostrare l’effetto raggiungibile con il prodotto in questione!
“Niente effetti speciali per re-code® – commenta il fondatore di Zuccari, Stefano Sala – perché l’effetto speciale è la determinazione delle nostre consumatrici. Siamo orgogliosi di tutte le donne che vogliono sentirsi ancora più belle e questo spot è completamente dedicato a loro”.
Eleonora Mendillo: Project Manager che si è occupata della pianificazione
Raul Riccardo Pisani: Art director
Viviana Leveghi: Copy
Casa di Produzione Bedeschi Film: contributo per la realizzazione dello spot.
Cinzia Pedrizzetti: regia dello spot
Lo spot è stato trasmesso su 18 canali Sky e sulle principali emittenti televisive nazionali con più di 2.200 passaggi nelle fasce orarie di maggiore interesse.
Venerdì 13 Maggio si è svolto a Piombino un importante convegno organizzato da Dario Cambi di Libertà e Giustizia, in cui si è discussa una tematica molto delicata di cui tanto si sente vociferare negli ultimi mesi, ovvero la questione della diseguaglianza tra i generi.
Anche io ho portato il mio contributo raccontando quello che è stato il percorso della rappresentazione della donna nella pubblicità da Carosello ad oggi, tenendo sempre conto del parallelo che esiste tra l’evoluzione della società italiana e l’evoluzione dei mezzi, dei metodi e dei messaggi pubblicitari.
Ecco i relatori che hanno portato preziosi punti di vista ai partecipanti del convegno:
- Elisa Giomi, precedentemente nominata, che ha riportato i risultati di una dettagliata inchiesta riguardante gli omicidi delle donne nei media italiani, ovvero come spesso l’informazione diffusa sia deformata e resa carica di stereotipi;
- Stefano Ciccone di Maschile Plurale, il quale ha focalizzato la sua attenzione sugli stereotipi legati al genere maschile ed in particolare concentrandosi sul tema del desiderio, stretto negli schemi tradizionali;
- Le 3 blogger di Femminile Plurale, che dopo aver mostrato questo video riguardante una loro ricerca…
… hanno cercato di far riflettere su tutti quelli che sono i pregiudizi e le discriminazioni nei confronti delle donne, su quello che è il loro ruolo nella società attuale e sul tipo di pressione che quest’ultima esercita sulle donne. Queste giovani ragazze non hanno paura di dire “Sì, siamo femministe”. La loro grinta è da ammirare, dritte come frecce le loro parole…bellissimo intervento!
E via al dibattito “Verso un nuovo femminismo?“, preceduto da una toccante video intervista di Liliana Barchesi “Storia di donne” grazie alla quale ho potuto “vivere” per qualche minuto quegli anni…quelli del femminismo intendo! In cui donne forti, grintose, attive, non avevano paura di scendere in piazza e ribellarsi di fronte a ruoli troppo stretti!
Il dibattito è stato acceso e sono intervenute ascoltatrici che avevano vissuto da protagoniste quegli anni rivoluzionari, tra cui ex donne dell’Udi.
Un grazie di cuore a Dario che mi ha dato la possibilità di partecipare all’evento, ai relatori che mi hanno arricchita, a Lorenza Boninu, le cui parole mi hanno SEMPRE emozionata e caricata perché lei è quella che io considero una donna con le p***e (scusate la schiettezza)!
L’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria non va in ferie.. anzi torna in azione!
L’azienda di accessori per la telefonia Nodis di Cinisello Balsamo (Milano) l’ha sparata grossa, accostando “Lui” ad una cicciottella in cerca di avventure!!
Valanghe di proteste hanno costretto lo IAP ad intervenire, vietando la messa in onda da parte di Mediaset perché ritenuto offensivo nei confronti del sentimento religioso. Non del tutto sbagliato considerando la posizione del ragazzo, che rimanda senz’altro anche nell’aspetto a Gesù…e a scanso di equivoci pronuncia anche le parole: “Hey Dad! Can you help me?” mentre arriva una donna dall’aria tutt’altro che casta con tanto di frustino.
L’Aiart, Associazione italiana ascoltatori radio e televisione, ‘accusa’ i pubblicitari e l’emittente che ha mandato in onda lo spot di aver ferito la sensibilita’ dei credenti, mostrando la figura di Cristo in una situazione ‘disdicevole’ e ‘volgare’ e annuncia attraverso un comunicato pubblicato sul proprio sito di aver “presentato alla Procura della Repubblica di Roma la denuncia contro Italia1 per aver mandato piu’ volte in onda lo spot pubblicitario di auricolari marca Nodis”. (http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=721857)
Giovanni Fabio Mazzocca, ossia il Presidente dell’agenzia di comunicazione Wake Up (autrice della pubblicità), risponde così a AdnKronos:
“un’idea creativa e quindi di libera interpretazione dello spettatore, chi associa lo spot alla Crocifissione di Gesù lo fa per strumentalizzare la pubblicità per fini politici. Se il modello fosse stato biondo con gli occhi azzurri sono sicuro che nessuno avrebbe accostato questa idea creativa a una questione morale”.
Chi non ricorda la pubblicità dell’Unità che ha utilizzato come visual un bel sederino femminile!
Il direttore Concita De Gregorio aveva cercato di evitare possibili critiche così: “Anche Gramsci lo avrebbe fatto. L’immagine scelta non deve destare scandalo. Il corpo di una donna questa volta viene usato per pubblicizzare un prodotto intellettuale. Mi sembra pertinente. È molto peggio quando è utilizzato per accompagnare la pubblicità di un’auto oppure un detersivo per i piatti” … e Oliviero Toscani la appoggia: “Non ho mai pensato a un’Unità femmina perché ha sempre avuto una connotazione maschile. Dobbiamo partire dal concetto di mini, ma anche della donna che questa volta non è in una posizione di sottomissione ma in un atteggiamento forte, non viene strumentalizzata, ma strumentalizza in una posizione di comando“. A chi di voi avevano convinto queste parole?
Mah, tornando a noi!
Oggi cosa mi capita sotto gli occhi??? Questo link!
Niente di meno che un articolo sulle pubblicità sessite nel sito dell’Unità!!!
Si fanno progressi o ci si adatta alla rivoluzione in atto? Io un’idea me la sono fatta
Vi apparirò un po’ monotona, ma sembra proprio che la sala d’attesa del dentista mi dia modo di avere accesso ad informazioni interessanti! Anche questa volta, come la scorsa, ho letto un articolo interessante su Vanity Fair e credo sul numero di Marzo!
Il titolo è il seguente: “E se dopo Arcore la donna oggetto non vendesse più?” di Daria Bignardi.
Potrei riproporvi un riassunto, però vi dirò…in questo caso preferisco riportare l’articolo per non perdere il significato che mi ha trasmesso proprio con le sue parole. Allora inizio…
“Se le notti di Arcore e le piazze del 13 Febbraio non servissero a far cadere Berlusconi, sarebbe meglio. C’è qualcosa di malsano quando un leader cade in modo traumatico e giudiziario, e chi non ama questo governo dovrebbe sperare di batterlo con gli strumenti della politica, non in tribunale.
La sensazione però è che forse stiamo per assistere a un cambiamento nel costume, nell’immagine in cui le donne vengono rappresentate, e che i modelli femminili illuminati dalle serate del bunga bunga, dai quali un milione di donne il 13 Febbraio hanno scandito la loro distanza, potrebbero essere stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Quante volte ne abbiamo scritto, e quante volte ci siamo lamentati perché in Italia la pubblicità e la televisione evocano continuamente un modello di donna troppo simile a un oggetto sessuale, più che in ogni altro Paese del mondo? Ci diedi un esame all’università 25 anni fa, sugli stereotipi femminili nei media, e già se ne parlava da un pezzo.
Eppure forse stavolta qualcosa si sta muovendo davvero, forse le donne si stanno veramente rompendo le scatole di essere sempre rappresentate come adolescenti semianoressiche o improbabili maggiorate dallo sguardo allusivo. Le donne vere non vanno in giro solo in shorts e tacchi a spillo e non passano il tempo a gonfiarsi seni, labbra e zigomi: sembra banale ripeterlo ma non è banale se si guardano le pubblicità e certi programmi televisivi. Ci siamo abituati a questi modelli così come ci eravamo abituati al fumo nei cinema e nei ristoranti, ma ora che non si fuma più al cinema non sempre incredibile che ci sia stato un tempo in cui vedere un film voleva dire dover respirare il fumo degli altri per due ore? Forse è possibile sperare di vivere in un paese in cui i bambini non crescano assediati da modelli femminili assurdi o volgari, dove seni sederi e inquadrature ginecologiche diventeranno solo un ricordo surreale come il fumo nei cinematografici [...].
Che sia arrivato finalmente il momento in cui le aziende, la pubblicità e il marketing hanno deciso di mettere seriamente in discussione le loro scelte di comunicazione? Che si siano resi conto che certi modelli sono noiosi, vecchi, poco stimolanti e a volte pericolosi, e che le donne ne hanno veramente piene le tasche? Per non parlare degli uomini, che la pubblicità ritiene tout court dei cazzoni arrapati ansiosi di precipitarsi a comprare qualunque oggetto appena vedono un décolleté: anche loro dovrebbero cominciare a trovare un po’ di dignità e ribellarsi allo stereotipo di se stessi. Propositi che ci ripetiamo da trent’anni, ma potrebbe essere la volta buona che qualcosa stia cambiando davvero.
Meglio arrivare ultimi, che non arrivare mai.”
Saranno concetti già sentiti e risentiti fino allo sfinimento ma a me colpisce sempre leggere di questa tematica.