Oltre le gambe c'è di più

Femminismo-Realismo=0-1

Iniziamo col superare qualche luogo comune…

Ho un fantastico libro tra le mani, consigliatomi dal sito http://opac.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/informazioni.jsp in seguito alla mia ricerca “La donna nella pubblicità”. Lo trovo così stimolante da voler condividere con voi alcuni contenuti, sperando di risvegliare la vostra curiosità.

copj13

Parto dalle primissime pagine…

“[…]Ma il mondo cambia. […]Il pubblicitario ha continuato a essere protagonista di molte storie, ma Hollywood ha iniziato a capire che la creatività può essere anche donna. Anzi, che la creatività è donna. […]La donna creativa non soffre nell’atto della creazione: anzi, è un genio delle idee applicate alla pubblicità delle calze e dei profumi. Poichè la creazione non le comporta sforzi esagerati, è sempre presente a se stessa, vestita in modo appropriato, una donna forte e in carriera. Una donna dominante, che non esita a rubare il posto di comando a lui che, poverino, nel frattempo è rimasto sempre e solo un maschio. Insensibile, privo di emotività, razionale fino all’assurdo. Fino al punto di indossare calze a rete e profumi per <<capire l’effetto che fa>> essere donna, nel tentativo di farsi venire una buona idea pubblicitaria (What Women Want). […]La parabola hollywoodiana che ho appena citato ci insegna che alcuni luoghi comuni sono tramontati. L’uomo veramente uomo e la donna veramente donna non esistono se non nelle fantasie malate di qualche patologico maniaco della differenza e della supremazia sessuale.[…]”                    “La pubblicità è femmina ma il pubblicitario è maschio” Daniela Brancati

Trovate qualcosa di sbagliato in quanto afferma la giornalista? Io dico di no. Potrebbe apparire un testo scritto da una femminista sfegatata ma non è così. La successione delle frasi scelte da me e riportate potrebbe far cadere in questa supposizione, in realtà l’autrice ama l’homo creans. Oltre ad essere pienamente in accordo con quanto affermato, vengo caricata di un certo ottimismo. La speranza che le nuove leve in ambito pubblicitario siano donne mi porta a sperare in una carriera futura…parlo da studentessa di “Comunicazione Pubblicitaria”. Da donna spero di riuscire a partorire idee che vadano oltre la rappresentazione di sexy e provocanti signorine, spesso usate per soppiantare una mancata idea creativa. Dopotutto se la pubblicità inglese riesce così bene a sfornare una pubblicità trasgressiva ma vestita, perchè non dovremmo riuscirci anche noi creativi italiani? In fondo ci siamo sempre adattati alle nuove esigenze imposte dalla situazione. (Scusate se utilizzo il “noi” quando in realtà pubblicitaria ancora non sono, ma provo un certo diletto nel sentirmici) …

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