Oltre le gambe c'è di più

Femminismo-Realismo=0-1

La donna in carriera

Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 si inizia a mostrare una donna autonoma, libera e ambiziosa. E’ l’epoca dello yuppismo, non a caso “tutta la sua rappresentazione parla di lei come la compagna, la figura speculare dello yuppie” (La pubblicità è femmina ma il pubblicitario è maschio”).

La donna la troviamo sia dentro le mura dimestiche che fuori, “autonoma” dall’universo maschile. Gli oggetti di consumo, inoltre, a lei destinati invadono aree considerate fino ad allora prevalentemente maschili, come auto, bibite, prodotti bancari e assicurativi.

Nonostante tutto, i valori tradizionali non spariscono, ma convivono con quelli attuali. Infatti, la paura di far ribellare l’ala più tradizionale delle consumatrici, con le possibili negative conseguenze  commerciale, porta i pubblicitari a frenare la loro creatività, proponendo immagini ancora tradizionali. Negli spot si trovano, contradditoriamente, immagini femminili opposte e stridenti.

“[…]Fatto sta che si mettono in scena identità diverse: la madre, la casalinga, la donna manager e aggressiva, la donna desiderosa di piacere a sé e agli altri. Ma io non rimprovero ai pubblicitari l’incapacità di scegliere una figura di riferimento che rappresenti la donna nuova. No, il mio rimpovero è di ridurci a caricature. In tutta la rappresentazione del femminile è grande la distanza dalle figure femminili reali.” Daniela Brancati

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