Oltre le gambe c'è di più

Femminismo-Realismo=0-1

“Meglio arrivare ultimi che non arrivare mai”

Vi apparirò un po’ monotona, ma sembra proprio che la sala d’attesa del dentista mi dia modo di avere accesso ad informazioni interessanti! Anche questa volta, come la scorsa, ho letto un articolo interessante su Vanity Fair e credo sul numero di Marzo!

Il titolo è il seguente: “E se dopo Arcore la donna oggetto non vendesse più?” di Daria Bignardi.

Potrei riproporvi un riassunto, però vi dirò…in questo caso preferisco riportare l’articolo per non perdere il significato che mi ha trasmesso proprio con le sue parole. Allora inizio…

Se le notti di Arcore e le piazze del 13 Febbraio non servissero a far cadere Berlusconi, sarebbe meglio. C’è qualcosa di malsano quando un leader cade in modo traumatico e giudiziario, e chi non ama questo governo dovrebbe sperare di batterlo con gli strumenti della politica, non in tribunale.

La sensazione però è che forse stiamo per assistere a un cambiamento nel costume, nell’immagine in cui le donne vengono rappresentate, e che i modelli femminili illuminati dalle serate del bunga bunga, dai quali un milione di donne il 13 Febbraio hanno scandito la loro distanza, potrebbero essere stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Quante volte ne abbiamo scritto, e quante volte ci siamo lamentati perché in Italia la pubblicità e la televisione evocano continuamente un modello di donna troppo simile a un oggetto sessuale, più che in ogni altro Paese del mondo? Ci diedi un esame all’università 25 anni fa, sugli stereotipi femminili nei media, e già se ne parlava da un pezzo.

Eppure forse stavolta qualcosa si sta muovendo davvero, forse le donne si stanno veramente rompendo le scatole di essere sempre rappresentate come adolescenti semianoressiche o improbabili maggiorate dallo sguardo allusivo. Le donne vere non vanno in giro solo in shorts e tacchi a spillo e non passano il tempo a gonfiarsi seni, labbra e zigomi: sembra banale ripeterlo ma non è banale se si guardano le pubblicità e certi programmi televisivi. Ci siamo abituati a questi modelli così come ci eravamo abituati al fumo nei cinema e nei ristoranti, ma ora che non si fuma più al cinema non sempre incredibile che ci sia stato un tempo in cui vedere un film voleva dire dover respirare il fumo degli altri per due ore? Forse è possibile sperare di vivere in un paese in cui i bambini non crescano assediati da modelli femminili assurdi o volgari, dove seni sederi e inquadrature ginecologiche diventeranno solo un ricordo surreale come il fumo nei cinematografici […].

Che sia arrivato finalmente il momento in cui le aziende, la pubblicità e il marketing hanno deciso di mettere seriamente in discussione le loro scelte di comunicazione? Che si siano resi conto che certi modelli sono noiosi, vecchi, poco stimolanti e a volte pericolosi, e che le donne ne hanno veramente piene le tasche? Per non parlare degli uomini, che la pubblicità ritiene tout court dei cazzoni arrapati ansiosi di precipitarsi a comprare qualunque oggetto appena vedono un décolleté: anche loro dovrebbero cominciare a trovare un po’ di dignità e ribellarsi allo stereotipo di se stessi. Propositi che ci ripetiamo da trent’anni, ma potrebbe essere la volta buona che qualcosa stia cambiando davvero.

Meglio arrivare ultimi, che non arrivare mai.”


Saranno concetti già sentiti e risentiti fino allo sfinimento ma a me colpisce sempre leggere di questa tematica.

 

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